• Regia
    • Pietro Balla
    • Monica Repetto
  • Con
    • Carlo Marrapodi
    • Melita Giambrone
    • Rocco Carnuccio
    • Cekoschi Carnuccio
    • Mario Marrapodi
    • Salvatore Interdonato
    • Callisto Fiorenza
    • Massimiliano Tassone
  • Filmaker
    • Francesca Frigo
    • Andrea Parena
  • Montaggio
    • Eleonora Cao
  • Suono
    • Stefano Grosso
  • Produzione esecutiva
    • Enrico Giovannone
  • con il sostegno di
    • Piemonte Doc Film Fund
  • Produzione
    • BabyDoc Film
    • Deriva Film
    • Esperia Film
Festival
  • 65° Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia

    Evento Speciale Orizzonti

Thyssenkrupp Blues

Regia Pietro Balla, Monica Repetto  Anno 2008  Durata 75'

Carlo, 30 anni, è un operaio della ThyssenKrupp Acciai Speciali Terni. Vive e lavora a Torino, dove si è trasferito dal Sud Italia.

Nell’aprile del 2007 la dirigenza tedesca della ThyssenKrupp decide di smantellare lo stabilimento di Torino e l’11 giugno Carlo riceve la lettera che annuncia la cassa integrazione immediata. A nulla valgono le marce di protesta organizzate con i suoi colleghi, l’incontro con il sindaco e i rappresentanti sindacali per impedire che la fabbrica sia chiusa.
Il 4 luglio, mentre la città di Torino è in festa, Carlo invita la sua amica Melita a cena. Durante l’incontro Carlo annuncia a Melita di dover tornare in Calabria, dalla sua famiglia, per riuscire a sopravvivere. Alla sensazione di essere stato usato dai suoi datori di lavoro, si aggiunge la tristezza della rinuncia ad una storia d’amore.
Inaspettatamente, però, l’azienda rimanda lo smantellamento degli impianti a fine anno richiamando Carlo a lavorare in linea. Per non perdere il diritto alla liquidazione, gli operai fanno turni massacranti e in condizioni di sicurezza precarie, dato che la manutenzione alle macchine è stata sospesa già dalla primavera.
Cronaca di una morte annunciata: la notte tra il 5 e il 6 dicembre 2007, alla ThyssenKrupp torinese scoppia l’inferno. Nella linea 5 le fiamme travolgono i sette operai di turno, bruciandoli vivi. Carlo quel giorno aveva fatto il turno pomeridiano. Una telefonata all’alba lo avverte del disastro.
Adesso, gli operai della Thyssen, che prima nessuno ascoltava, vengono sbattuti sulle prime pagine dei giornali e in tv.
Lo stabilimento di Torino chiude definitivamente e Carlo, di nuovo senza soldi, torna in Calabria. Il viaggio di ritorno alla terra d’origine si trasforma in una ricerca d’identità e del proprio posto nel mondo. La Calabria, negli incontri e nella natura, si fa terra mitica in cui un uomo fatto a pezzi dalla rabbia, dal dolore e dall’infernale circolo mediatico tenta di ritrovare se stesso.